Salvatore Pasqualetto

LO sciopero e il contratto

LO sciopero e il contratto

L’imponente manifestazione di Sabato 7 maggio 2016 a Palermo, oltre a coinvolgere il mondo del lavoro e dei pensionati siciliani, ha affrontato i temi dello sviluppo che in Sicilia stenta a decollare ed anche, il mancato rinnovo dei contratti per i pubblici dipendenti. Autorevole sono stati gli interventi di Giovanni Torluccio e Claudio Barone.
Il mancato rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici, oramai fermi al 31 dicembre 2009, ha contribuito, indubbiamente, a fermare i consumi del nostro Paese, poiché con l’entrata dell’Euro tutti i lavoratori ed i pensionati italiani sono diventati più poveri. Ovviamente vi sono anche altre motivazioni, magari li affronteremo in altre occasioni. Un dato è’ certo. Non aver rinnovato i contratti dei pubblici dipendenti, ha impedito d’immettere nell’economia italiana nuova linfa, quel minimo di denaro che garantiva i salari e consentiva di programmare acquisti di beni necessari. In altre parole, si è commesso l’errore di fermati i consumi interni. Ciò, ha comportato che le fabbriche, le attività commerciali, il sistema produttivo, risentissero ancor di più il peso della crisi che oramai dura da troppo tempo. Non aver rinnovato i contratti pubblici e aver deciso di dare denaro ad una parte dei dipendenti, non ha prodotto gli effetti sperati dal Governo. La crisi c’è stata e il mondo del lavoro ha contribuito fortemente ad affrontarla, anche restando in servizio come imposto dalla “legge Fornero”. Crediamo, sia arrivato il momento di provare a ragionare su una possibile rimodulazione. Vanno bene le imposizioni dell’Europa, ma valgono prioritariamente le esigenze dell’Italia. Per rilanciare i consumi interni occorre provare a ragionare su come una parte del “lavoro pubblico” esclusa dai rinnovi contrattuali possa essere recuperata, anche per immettere nell’economia denaro finalizzato a rendere le famiglie in rapporto di stabilità e per farlo, occorre arrivare al rinnovo dei contrattuali per il lavoro pubblico e privato.

I rinnovi contrattuali assumono anche un altro significato. Il recupero del rapporto 'governo-cittadino', escluso dall’agenda di Governo. Nel nostro Paese, esiste il più grande Sindacato Confederale d’Europa e questo non aiuta l'idea del libero mercato. In Francia, in Spagna, in Lussemburgo, in Inghilterra e in altri paesi dell'Europa, esiste un Sindacato che ha altre potenzialità, ma non il compito di “trattare” con i Governi la condizione sociale del mondo del lavoro. Non hanno gli stessi obiettivi e alcun ruolo sociale. L'obiettivo, quindi, è ridurre l’incidenza del movimento operaio italiano voluto dai Padri Costituenti e sancito dagli artt. 39 e 40 della Costituzione e lasciare che il Sindacato esista solo nelle fabbriche. Tra l’altro, i mezzi di comunicazione contribuiscono notevolmente alla demolizione dell’unico sistema italiano organizzato e lo fanno sbattendo il mostro in prima pagina. Quasi a dire che in Italia non occorrono più ‘tutele’, ci pensa la politica e il governo nazionale.

Siamo arrivati ad un bivio, ed è quello che l’attuale Governo deve rendersi conto che il lavoro pubblico italiano, è malpagato, anche con riferimento ai valori degli altri Paesi Europei. Lavoratori e lavoratrici con stipendi appena al di sopra delle mille euro al mese, con carico familiare, rischiano il trasporto verso la povertà. Da più parti si sostiene che in Italia vi sia un governo di ‘sinistra’, rappresentante del mondo del lavoro e delle loro necessità. In Parlamento vengono eletti Deputati e Senatori che si dichiarano di ‘sinistra’, alcuni provenienti dal Sindacato, altri dalle professioni, ma tutto rimane immobile, mentre è necessario che gli argomenti affrontati, diventino impegni e agenda del Governo. In altro modo la rottura è inevitabile. Berlusconi nel 1994 provò a instaurare "il dialogo sociale", ritenendo che l'imprenditore pur raggiungere il suo profitto, non doveva incontrare ostacoli. Renzi, ha invece donato al mondo del lavoro la revoca dell'art.18 per i nuovi assunti e le tuteli crescenti (nessuno sa quali e perché sono crescenti). Se provassimo a ragionare, ci accorgeremo che l’andamento dell’economia in Europa e nel resto del mondo, è migliorata. I tanti sacrifici del mondo del lavoro e dei pensionati italiani, andrebbero ricompensati rivedendo la legge Fornero e introducendo la flessibilità pensionistica, magari arrivando alla copertura finanziaria per i rinnovi contrattuali e per l'adeguamento delle pensioni. Se un Governo, qualunque sia la natura politica, tratta per “secondi” una parte del lavoro, quel governo prima o dopo, è destinato ad andare a casa senza alcun successo.