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Consiglio confederale, la relazione del segretario Barone

Sicilia, 19 Giugno 2020
Consiglio confederale, la relazione del segretario Barone

"Stiamo uscendo, almeno in Sicilia, dalla fase peggiore del contagio. Adesso bisogna valutare i danni economici che questa epidemia ci ha lasciato, che sono pesanti e che rischiano di essere anche più gravi su un tessuto economico debole come quello del Sud. Questo Consiglio era fissato per lunedì, l’abbiamo rinviato ad oggi perché per quella data il Governo Conte aveva convocato Cgil Cisl e Uil nell’ambito degli Stati generali. Bisogna vedere che cosa si realizza di concreto. Siamo passati da un contesto in cui la comunità europea strangolava le possibilità di crescita con una politica restrittiva a una situazione in cui si possono liberare risorse significative. Noi siamo, senza se e senza ma, a favore del loro utilizzo. La questione fondamentale è la capacità di spendere questi fondi, bene e senza sprecarli. Tra possibilità di deficit aggiuntivo e prestiti Mef e Sure, parliamo di 140 miliardi di euro che, anche al netto di una prevedibile flessione delle entrate legate al rallentamento dell’economia, restano una importante massa di risorse. Nell’ambito di una riforma della fiscalità, che chiediamo con forza, si può fare anche un ragionamento sulla fiscalità di vantaggio che fino a ieri la comunità europea avrebbe bloccato in quanto “aiuti di stato”. Oggi però è caduto questo veto.

In Sicilia avevamo proposto per la finanziaria regionale gli sgravi previdenziali non solo per le nuove assunzioni ma anche per le aziende che ripartivano garantendo la piena occupazione. Bene il rifinanziamento della cassa integrazione ma per ricominciare a lavorare occorre anche un grande piano di politiche attive del lavoro che finanzi la formazione per il rimansionamento del personale, le normative per la sicurezza in chiave anti-covid e lo smart working. Il tema cruciale è comunque quello della realizzazione delle infrastrutture. Per il Sud e in particolare per la Sicilia può essere l’ultima occasione per recuperare il gap. La vicenda del Ponte Morandi ha aperto un dibattito ma crediamo che non sia un paradigma riproponibile automaticamente. Si pensa a procedure commissariali, la Uil ha proposto la creazione di un soggetto che possa intestarsi la realizzazione di queste opere. Si potrebbe fare implementando le funzioni dell’agenzia per la coesione. C’è il tema del codice degli appalti, pletorico e farraginoso, sul quale c’è un’oggettiva difficoltà a intervenire. Siamo favorevoli a qualsiasi forma di semplificazione ma contrari a liberalizzare sub appalti e depotenziare tutti gli aspetti che afferiscono alla sicurezza e ai diritti dei lavoratori.

Bisogna intervenire sulle procedure autorizzative, bisogna intervenire per rendere efficaci le conferenze di servizio responsabilizzando i vari soggetti coinvolti nella realizzazione delle opere. Una criticità sono le norme sull’abuso di ufficio che se non modificate paralizzano la mano di chi deve apporre una firma. La notizia dell’istituzione di un tavolo tra governo regionale e nazionale con Anas, Rfi e altri appaltatori è in sé positiva anche se è presto per valutarne l’impatto. Come Uil abbiamo più volte denunciato le incompiute e insieme ad edili, sindaci e cittadini siamo scesi per le strade a manifestare. Non è più il tempo di alimentare la polemica tra governo, Anas e Ferrovie ma di adottare comportamenti costruttivi. Sosteniamo il disegno di legge, da noi fortemente voluto, sulla riforma del consorzio autostrade siciliane e apprezziamo le norme sulla semplificazione per realizzare le opere più velocemente e recentemente approvato dall’Ars. Sui poteri straordinari a Musumeci non abbiamo pregiudizi ideologici. Temevamo che il nostro presidente fosse, però, più indirizzato a non fare che a realizzare. Speravamo di essere smentiti, poi il governatore ha confermato, come prevedevamo, di non volere avvalersi di questa norma. Il rilancio economico della nostra isola passa dalla realizzazione delle grandi opere di collegamento.

Per il Ponte la Uil è sempre stata favorevole ma diciamo con chiarezza che non siamo interessati agli spot. Bisogna integrare la Sicilia al progetto dell’Alta velocità modernizzando la rete ferroviaria, vetusta e insufficiente. Anche sui collegamenti aeroportuali siamo dentro l’emergenza. Inaccettabile il disimpegno di Alitalia. Le compagnie low cost hanno presentato un piano per Birgi e Comiso ma tutt’ora il quadro non è rassicurante. Senza collegamenti adeguati la crisi del turismo, dalla quale comunque non ne usciremo in tempi brevi, è destinata ad aggravarsi. Bisogna intervenire sostenendo agenzie di viaggi, i grandi collectors internazionali promuovendo anche con investimenti pubblicitari una immagine positiva della nostra isola con l’obiettivo di destagionalizzare per reggere il confronto con altre realtà. Occorrono strutture per convegnistica e la valorizzazione dei nostri beni ed eventi culturali. L’Inda di Siracusa è un esempio. Dobbiamo fare capire che il Bellini di Catania e il Teatro Massimo di Palermo, solo per citarne due, non sono un costo per la collettività ma possono essere fonte di ricchezza e di sviluppo. Ma oltre alla cultura pensiamo anche alla pancia. La gastronomia e la ristorazione siciliana sono una eccellenza che va valorizzata sia con sostegni finanziari sia destinando spazi adeguati alle norme corona-virus. Il tessuto industriale siciliano è molto logorato.

A Termini imerese, al netto della vicenda giudiziaria Bluec, è stato presentato l’ennesimo piano di riconversione in chiave green. Dopo le ultime vicende serve prudenza. Avanti, sul green e sulle tecnologie avanzate, c’è l’Etna Valley. A Gela, la raffineria si è convertita con successo in bioraffineria ma con un’occupazione ridotta. Lì bisogna realizzare gli investimenti per le piattaforme Vega e Cassiopea, altrimenti quell’area collasserà. Il principale comparto industriali rimane L’Oil. I lavoratori di Milazzo sono scesi in piazza per sbloccare gli investimenti per la riconversione. Il piano dell’area adottato da Arpa Sicilia anziché essere di aiuto è un letto di Procuste. Non si possono falsare le norme europee prescrivendo parametri irrealizzabili in tempi irraggiungibili. Da questo punto di vista la mobilitazione ha dato un po’ di respiro allungando i tempi, ma non c’è ancora da parte della Regione una vera assunzione di responsabilità. Stesso discorso vale anche per la più importante area chimica d’Europa, quella di Priolo, dove oltre a problemi dell’aria c’è anche la questione del depuratore consortile. La scorsa settimana c’è stata una riunione con Confindustria e investitori internazionali come Sonatrach, Lukoil e Versalis per affrontare insieme il futuro dell’insediamento industriale. La transizione verso l’economia green è un processo che va governato altrimenti avremo oltre ai danni ambientali anche quelli occupazionali. Positivo l’ecobonus che finanzia sino al 110 per cento la riqualificazione energetica degli immobili e che può dare risposte veloci al settore martoriato dell’edilizia. La questione ancora da risolvere è relativa alla possibilità di anticipazioni bancarie per questi interventi dato che al momento di fatto possono operare solo grandi soggetti, tipo Eni o Gabbetti, che recuperano liquidità dai crediti d’imposta. Diventa fondamentale la questione del credito.

Non basta la moral suasion ma bisogna ragionare su una legge bancaria già troppo datata. Altrimenti si creano tensioni che a volte si scaricano persino sugli incolpevoli dipendenti. In Sicilia la riorganizzazione in un unico soggetto di medio credito, artigiani e cooperative, è ancora nebulosa. E’ necessario potenziare l’Irfis con l’immissione di figure qualificate, preferibilmente scelte per competenza professionale e non per provenienza geografica. Non so quanti di voi hanno familiarità con il termine olistico, vuol dire grosso modo che il totale vale di più della somma delle sue parti. Ho cercato nel dizionario dei sinonimi e contrari il termine opposto ma non ho trovato nulla di soddisfacente. Ho difficoltà a definire l’operato del governo Musumeci. Sulla Finanziaria regionale avevamo espresso un giudizio molto critico. Prima dell’emergenza Covid mancavano 400 milioni e si prospettava una finanziaria lacrime e sangue di tagli lineari. C’è stata la possibilità di recuperare fondi e hanno messo nella manovra un miliardo e mezzo dai Poc. A oggi però la Regione non ha presentato una proposta di rimodulazione al governo nazionale e di fatto non può spendere se non la spesa corrente. La riprogrammazione dei fondi deve comunque rispondere a criteri, prima di tutto quello di privilegiare gli investimenti. Ci rendiamo conto che una finanziaria, che è un’orgia di provvedimenti ad hoc nella peggiore tradizione della Tabella H è difficile da proporre. Ma in questa situazione il conto rischiano di pagarlo i Comuni, molti dei quali già in pre-dissesto e che aspettano 400 milioni.

Per le Province è stato annunciato trionfalmente un finanziamento di 100 milioni ma se solo per Siracusa ne occorrono tra i 40 e i 50, non sappiamo se al netto della rimodulazione del prelievo forzoso saranno sufficienti. La Regione non ha ancora incontrato le organizzazioni sindacali. La sanità siciliana ha retto, anche per il basso impatto epidemiologico. Le strutture di terapie intensive, incrementate come misura preventiva, per fortuna sono rimaste dissaturate. Questo è positivo. La Regione - dopo avere definito i dipendenti eroi – aveva avuto il braccino corto sui riconoscimenti economici al personale. Oggi ha recuperato grazie all’impegno della Uil Fpl. Un’altra riflessione: durante la fase acuta l’accesso per prestazioni sanitarie non covid si è ridotto dell’80 per cento. Certo per paura del contagio ma indubbiamente ciò ha confermato che una buona parte dei ricoveri ospedalieri è improprio. Torna quindi il tema della deospedalizzazione, bisogna finalmente rendere disponibili sul territorio servizi socio sanitari coordinando ambulatori, guardie mediche e medici di famiglia. Importante la battaglia della Uilp per le norme di sicurezza delle case di riposo dove purtroppo si sono verificati i maggiori picchi di mortalità durante l’epidemia ma anche sulla gestione dei fondi per la non autosufficienza e assistenza domiciliare. I pensionati chiedono di attivare i protocolli, oggi largamente inapplicati, firmati con l’assessorato Famiglia e lavoro e con l’assessorato Sanità. Superare la frammentazione delle competenze è fondamentale anche per quanto riguarda l’assessorato al Turismo e quello dei Beni culturali. E per la dicotomia tra Industria e Infrastrutture. In questa bailamme siamo stati l’ultima regione d’Italia ad avere approvato le Zes, grazie più che altro alla competenza delle autorità portuali nel totale fraintendimento della politica su questi strumenti.

L’individuazione delle aree è stata fatta più per acquisire consensi che per un progetto di sviluppo, tanto è vero che se non fosse stato per un intervento più che deciso della Uil sarebbe stata penalizzata proprio l’area di Augusta, assolutamente fondamentale per il rilancio della portualità. I forestali sono a mezzadria tra Agricoltura e Infrastrutture. La riforma per la messa in sicurezza del territorio che ancora ritarda e va avanti solo grazie a iniziative della Uila. La Regione deve cambiare passo e mettere mano alla riorganizzazione. Emblematica la vicenda dello smart working che nella Pubblica amministrazione è stata gestita solo come riposta all’emergenza sanitaria. I lavoratori adesso possono rientrare ma devono essere garantite le condizioni di sicurezza. Anche i direttori devono dare l’esempio ed evitare di mettersi in ferie come è successo alla biblioteca comunale di Catania. Bisogna anche aprire un ragionamento che punti alla riorganizzazione della macchina burocratica misurando obiettivi e risultati e non badando solo ai cartellini. Lo smart working è una occasione per parlare di questo. Un’altra battaglia che la Uil con la Uil Fpl sta conducendo.